Stat laeto indefessa comes Constantia vultu, Indomitum munita fero latus ense, tenetque Aegida lemniaca sudatam incude, nec ullasPertinet insidias, nullis dat terga periclis, Sed cunctis immota malis, animosaq[ue] semper Rebus in adversis, pugnaci proelia dextra Exercet, validaq[ue] ferox confidit in hasta. Hac duce per varios casus, longosq[ue] labores Aeneas olim fatis iactatus iniquis Italiam profugus, lavinaq[ue] regna petivit. Hac duce Gorgoneos angues Danaeius Heros, Nec minus Alcides tot monstra ingentia fudit. Non hic Lernaei timuit fera colla Draconis, Non saevi Diomedis equos, non dira Leonis Ora Molorchei, validi nec cornua Tauri. Quin Stygij est ausus penetrare in regna Tona[n]tis, Et trahere ad superas captivum cerberon auras. Indefettibile compagna, ben ferma si leva, con volto lieto, la Fermezza, munito il fianco del ferreo brando, reggendo lo scudo, con fatica forgiato sull'incudine di Lemno. Non tende insidie, non offre le spalle ai pericoli, ma rimane salda contro i mali e coraggiosa sempre nelle avversità. Si esercita nei duelli con la combattiva destra, e arditamente confida nella forte asta. Sotto la guida di costei Enea, dopo diverse vicende e lunghe fatiche, tribolato dai fati avversi, profugo dalla patria, conquistò il regno di Lavinia. Sotto la guida di lei, il figlio di Danae, Perseo, sbaragliò le Gorgoni anguicrinite, l'Alcide Ercole vinse mostri tanto straordinari. Non temé costui le mostruose teste dell'Idra di Lerno, non i cavalli del crudele Diomede, non le spaventose fauci del Leone di Nemea, né le corna del robusto Toro. Anzi, osò penetrare nei regni del risonante Stige per riportare alla luce Cerbero, suo prigioniero.Bocchi 1574     Page 0023      Emblem/impresa: 9