Aurea dum precibus miseri exoratus amantis Tenderet in Dominam tela Cupido trucem, Illa dolos sensit, petosq[ue] retorsit ocellos, Et ridens pueri tela ferocis, ait. Nil opus est pharetra, sinuoso nil opus arcu. Congredere, & vires experiare meas. Dixerat. haec tenero placuit sententia Amori. Tanta fuit Dominae gratia, tanta Venus. ûmanu. Nec mora protendens arcum furialiter acrem: Incauti figit pectora nuda Dei.Ictus Amor totus subito inflammatus amoreVictricem in Dominae se dedit ipse manum. Pro dolor, ille mihi quem nuper adesse putaram,Ritualis iam nunc, durus & hostis erit? Mentre, pregato da un amante infelice, Cupido scoccava aurei dardi contro la sua crudele Tiranna, questa avvertì l'insidia e volse altrove i minacciati occhi, e irridendo ai dardi dell'ardito fanciullino, così parlò: "Non è necessaria la faretra, non è necessario l'arco ricurvo. Avvicinati e prova le mie forze". Queste parole piacquero al cuore sensibile di Amore tanto grande era la grazia della Donna, tanto potente Venere. Ma appena sono deposti gli archi e le frecce, la [crudele] Tiranna li afferra velocemente con mano vendicatrice. Né indugia a tendere con furia l'arco robusto e a trafiggere l'indifeso petto dell'incauto Dio. E Amore, colpito, tutto infiammato d'una improvvisa passione, si consegna nelle mani vittoriose di Lei. Ahimé, il dolore, quel dolore che poco tempo fa pensavo si fosse acquetato, continuerà ad essere un aspro avversario e un nemico?Bocchi 1574     Page 0017      Emblem/impresa: 6     
Sileno Pallas simul & Venus alma corolla Dum caput exornant, ipse beatus ait: Quid discors te adeo torques de fine bonorum Graeculae? Res eadem est, verba sonant aliud Vive bene, atque illud quod vivis vive, Voluptas Una etenim, & Virtus in statione sedent. Sustinet assensum interea Mnasylus utranque In partem, & tutus nescio quid meminit. At Chromis irritans sensus, pateramque Lyaei Nequicquam expectans, ocia laeta agitat. Mentre Pallade e Venere, insieme a Sileno, si adornano il capo di una fiorita ghirlanda, quest'ultimo esclama: "Perché ti tormenti così, o piccolo greco, con opposti pensieri sul sommo bene? Una cosa è la realtà, un'altra le parole. Vivi bene e vivi la vita che vivi: insieme siedono su uno stesso seggio infatti il Piacere e la Virtù". Sospende frattanto Mnasilo il suo assenso, in un senso o nell'altro, e, senza partecipare al contrasto, vien ripetendo non so che cosa. Ma Cromi, eccitando i sensi, invano aspettando la coppa di Lieo, turba gli ozi sereni. On Chromis and Mnasylus, see Virg. Buc. VI, ... Bocchi 1574     Page 0025      Emblem/impresa: 10